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sabato 12 novembre 2016
martedì 20 settembre 2016
La festa nazionale della Catalogna celebrata a Roma con un omaggio musicale al grande pensatore Ramon Llull
Il concerto "Ramon Llull, L’ultimo peregrinaggio" del gruppo dei Cappella Ministrers si è tenuto nella Chiesa di San Lorenzo degli Speziali, nel cuore del Foro Romano
http://www.portaleletterario.net/notizie/attualita/677/la-festa-nazionale-della-catalogna-celebrata-a-roma-con-un-omaggio-musicale-al-grande-pensatore-ramon-llull
La Delegazione in Italia del
Governo della Catalogna ha celebrato la sua Festa Nazionale, la Diada Nacional
de Catalunya, con un concerto che si è tenuto nella Chiesa di San Lorenzo degli
Speziali, nel cuore del Foro Romano. La festa, che cade l’11 settembre, come ha
ricordato Luca Bellizzi, delegato in Italia, è un giorno di memoria: in quel
giorno del 1714 Barcellona cadde nelle mani delle truppe borboniche di Filippo
V di Spagna durante la Guerra di Successione Spagnola l'11 settembre 1714, dopo
molti mesi d'assedio e dopo una strenua resistenza che meravigliò il mondo. Si
commemora anche la conseguente abolizione delle istituzioni catalane, come ad
esempio la Generalitat de Catalunya in seguito alla
promulgazione dei Decreti di Nueva Planta nel 1716.
Tutti i significati di questa festa
sono espressi attraverso il linguaggio potente della musica. Carlos Magraner
con il gruppo dei Cappella Ministrers ci ha condotto attraverso un viaggio
lungo le coste del Mediterraneo, ripercorrendo e parafrasando l’autobiografia,
la Vita Coetanea, di Ramon LLull scritta nel 1311, dove egli narra la sua
conversione e la sua nuova vita, fatta di viaggi, di studio e di sogni.
La figura straordinaria di Llull
(1232-1316), non può essere certo sintetizzata in poche righe. Una personalità
che non smette di affascinare e stupire: figlio di ricchi coloni catalani che
si erano installati a Maiorca, inseguì per tutta la vita il sogno di una “pax
universalis”, un’idea che per lui non era un’utopia, ma un obiettivo possibile
e necessario: la conversione al cristianesimo di arabi ed ebrei. Viaggiò molto
dalla Spagna alla Francia, all’Italia, in Tunisia e quindi sull’altro lato del
Mediterraneo a Cipro, Gerusalemme, Armenia. Ha lasciato ben 243 opere riconosciute
come autografe e 44 probabilmente apocrife (tutte quelle di argomento alchemico).
Ha scritto in arabo, in latino e in catalano opere di filosofia, teologia,
mistiche, pedagogiche, di medicina, di scienze naturali, di fisica, matematica,
letterarie e poetiche. Tra queste ricordiamo l’Ars magna, il De
levitate et ponderositate elemento rum, l’Ars amativa; Felix de les meravelles, il Libro dell'ordine
di cavalleria, il Libro del pagano e dei tre savi, il Libro della
contemplazione di Dio, Lo sconforto, la Logica nova e l’ Ars
generalis.
Così “L’ultimo peregrinaggio” è
uno spettacolo che traduce in musica l’atmosfera del Mediterraneo durante il
Medioevo: pur nei conflitti o nelle diversità culturali e storiche la musica individua
un linguaggio simile e quindi universale. Così come la manovella della ghironda
produce un suono basso e continuo, così nell’alternarsi dei pezzi vi è come un
filo ininterrotto che lega le armonie. I ritmi delle percussioni, i fiati e le
corde scaturiscono dagli strumenti parlando ciascuno la propria lingua ma descrivendo una “contiguità” armonica. Dopo
una melodia francese, italiana o spagnola si fa largo il tipico ritmo greco e poi l’arpeggio sinuoso
d’oriente. E da questa somiglianza si delineano le particolarità, i caratteri. E
ci ricordiamo davvero chi siamo, le nostre radici e la nostra cultura che è la più
varia del mondo tutta concentrata intorno a un mare che sembra un lago, chiuso
e rotondo come un abbraccio, ma comunque diversa, fatta di paesaggi e colori particolarissimi
e riconoscibili. La musica avanza descrivendo come in una navigazione di
cabotaggio l’itinerario compiuto da Ramon LLull e ci accompagna in un viaggio
emotivo pieno di suggestioni e memorie: da Maiorca a Rocadamour e Santiago de
Compostela. Da Barcelloba a Montpellier, dove egli visitò Giacomo II e dove
scrisse la sua Ars Demonstrativa (1238),
a Parigi dove insegnò all’università. A Roma, Genova, Lione, Marsiglia,
Avignone, Napoli e infine a Cipro, Gerusalemme, Armenia minore e Tunisia.
La figura straordinaria di Llull (1232-1316), non può essere certo sintetizzata in poche righe. Una personalità che non smette di affascinare e stupire: figlio di ricchi coloni catalani che si erano installati a Maiorca, inseguì per tutta la vita il sogno di una “pax universalis”, un’idea che per lui non era un’utopia, ma un obiettivo possibile e necessario: la conversione al cristianesimo di arabi ed ebrei. Viaggiò molto dalla Spagna alla Francia, all’Italia, in Tunisia e quindi sull’altro lato del Mediterraneo a Cipro, Gerusalemme, Armenia. Ha lasciato ben 243 opere riconosciute come autografe e 44 probabilmente apocrife (tutte quelle di argomento alchemico). Ha scritto in arabo, in latino e in catalano opere di filosofia, teologia, mistiche, pedagogiche, di medicina, di scienze naturali, di fisica, matematica, letterarie e poetiche. Tra queste ricordiamo l’Ars magna, il De levitate et ponderositate elemento rum, l’Ars amativa; Felix de les meravelles, il Libro dell'ordine di cavalleria, il Libro del pagano e dei tre savi, il Libro della contemplazione di Dio, Lo sconforto, la Logica nova e l’ Ars generalis.
Così “L’ultimo peregrinaggio” è uno spettacolo che traduce in musica l’atmosfera del Mediterraneo durante il Medioevo: pur nei conflitti o nelle diversità culturali e storiche la musica individua un linguaggio simile e quindi universale. Così come la manovella della ghironda produce un suono basso e continuo, così nell’alternarsi dei pezzi vi è come un filo ininterrotto che lega le armonie. I ritmi delle percussioni, i fiati e le corde scaturiscono dagli strumenti parlando ciascuno la propria lingua ma descrivendo una “contiguità” armonica. Dopo una melodia francese, italiana o spagnola si fa largo il tipico ritmo greco e poi l’arpeggio sinuoso d’oriente. E da questa somiglianza si delineano le particolarità, i caratteri. E ci ricordiamo davvero chi siamo, le nostre radici e la nostra cultura che è la più varia del mondo tutta concentrata intorno a un mare che sembra un lago, chiuso e rotondo come un abbraccio, ma comunque diversa, fatta di paesaggi e colori particolarissimi e riconoscibili. La musica avanza descrivendo come in una navigazione di cabotaggio l’itinerario compiuto da Ramon LLull e ci accompagna in un viaggio emotivo pieno di suggestioni e memorie: da Maiorca a Rocadamour e Santiago de Compostela. Da Barcelloba a Montpellier, dove egli visitò Giacomo II e dove scrisse la sua Ars Demonstrativa (1238), a Parigi dove insegnò all’università. A Roma, Genova, Lione, Marsiglia, Avignone, Napoli e infine a Cipro, Gerusalemme, Armenia minore e Tunisia.
Cappella
de Ministrers è un progetto nato nel 1987 volto alla ricerca e alla
valorizzazione del patrimonio musicale iberico a partire dal medioevo al XIX
secolo. Direttore è Carles Magraner che
riunisce molti professionisti della musica, riuscendo a diventare un punto di
riferimento europeo della Musica Antica.
Al
concerto per la celebrazione della Festa Nazionale della Catalogna di Roma
hanno suonato: Carles Magraner (viella e viola), Aziz Samsaoui (cura saz o
chitarra saracena, santur, oud e qanun), Jota Martinez (liuto arabo, ghironda,
citola), Eduard Navarro (duduk, mizmar, zurna, cornamuse e ciaramelle) e Paul
Ballester (percussioni).
domenica 10 luglio 2016
Premio Strega...qualcosa è cambiato

L’8 luglio 2016, presso
la nuova sede dell’Auditorium nel Parco
della Musica è stato proclamato il vincitore del XVII Premio Strega. Il presidente di seggio Nicola Lagioia,
vincitore del Premio Strega 2015 (La
ferocia, Einaudi), e Tullio De Mauro, presidente della Fondazione
Bellonci, hanno decretato vincitore con 143 voti Edoardo Albinati, La scuola cattolica (Rizzoli). I voti
espressi sono stati 395 (pari all’85,86% degli aventi diritto al
voto; 319 voti online e 76 cartacei).
La corsa non si è
svolta sul filo del rasoio: fin da subito si è capito chi fosse il vincitore. La scuola cattolica è il testamento di una generazione: quei ragazzi di
una Roma borghese degli anni ’70 che non
avrebbero più potuto cambiare il mondo. Disincantati, atroci. Un racconto
denso, che attraversa ben 1.294 pagine. Che parte dall’esigenza dell’autore di
raccontare il delitto del Circeo e i protagonisti, suoi coetanei e compagni di
scuola, per proseguire con la narrazione assumendo la forma di un vortice oscuro,
che si allarga per scivolare in se stesso. Un romanzo scritto in dieci anni, con una prosa
brillante, alle volte discontinua, poderosa e chirurgica che ha sedotto la
giuria. L’autore ha dedicato la vittoria a Valentino
Zeichen poeta e suo amico scomparso pochi giorni fa.
Albinati ha eletto come
suo “Super Strega” Ferito a morte di Raffaele
La Capria (vincitore nel 1961).
Secondo classificato
con 92 voti, Eraldo Affinati, L’uomo del futuro (Mondadori), un volume dedicato a don
Lorenzo Milani, il “prete degli ultimi”
raccontato a 50 anni dalla scomparsa nell’ultimo periodo della sua vita. Don
Milani è una figura che risulta ancora “inafferrabile” scrive l’autore. “Don Milani non ci
lascia un’opera, una filosofia, un sistema, un progetto, ma energia allo stato
puro. L’inquietudine che c’è prima dell’azione. Come se non fosse possibile
tenerlo fermo per esaminarlo, sfugge a qualsiasi definizione”. L’autore
ricorda come i ragazzi di Barbiana equivalgano agli immigrati di oggi.
L’esempio di don Lorenzo oggi è attuale più che mai.
Super Strega di Affinati è Cinque
storie ferraresi di Giorgio Bassani, Premio
Strega 1962.
Terzo classificato con 89 voti Vittorio Sermonti,
Se avessero (Garzanti), che partecipa
al premio Strega per la seconda volta. Scrittore, poeta e saggista ma anche
traduttore meraviglioso di classici come l’Eneide e le Metamorfosi, presenta un
volume che attraversa settant’anni di storia italiana per raccontare se stesso.
La narrazione parte dal mancato arresto del fratello nel ’45. In quel breve
frangente succede qualcosa nel profondo del protagonista adolescente. La sua
mente elabora una sequenza di fantasticherie, di luoghi e non luoghi, portandolo
a immaginarsi in una vita completamente diversa. I momenti più importanti della
vita spesso sono lampi che rimangono acquattati nel buio della mente e si
riaffacciano ogni tanto come “intermittenti soprusi
della memoria”. Il libro è una canzone d’amore intessuta di
vita, scelte e passioni. L’Italia sembra un “interminabile dopoguerra” e ognuno
è concentrato su se stesso e “non contiamo niente, perché ognuno
conta purtroppo tutto”.
Superstrega di Sermonti è Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi
di Lampedusa, 1959.
Quarto
classificato con 46 voti Giordano Meacci, Il cinghiale che uccise Liberty Valance
(Minimum Fax). Il titolo si rifà al film
western del 1962 diretto da John Ford, “L'uomo che uccise Liberty Valance”. È
un racconto fantastico di linguaggi decifrati e sperimentati, dove la lingua è al
centro e non diventa suono o mezzo ma qualcosa di più vivido e palpabile, è il
motivo stesso del libro. È un baratro vertiginoso che conoscere non lascia
scampo: in un paesaggio immaginario vivono alcune persone e una comunità di cinghiali. Tra
questi uno acquisisce magicamente la capacità di elaborare pensieri e la
consapevolezza della morte. Diventa cioè capace di leggere nel cuore degli
uomini che è poi quella capacità ancestrale del Minotauro condannato alla
solitudine perché diverso: non abbastanza umano per non essere temuto e troppo
consapevole per poter essere ancora un animale.
Super Strega, Sandro
Veronesi Caos calmo (2006).
Infine quinta
classificata con 25 voti Elena Stancanelli con La femmina nuda (La
nave di Teseo). La storia di
un’ossessione amorosa di una donna, Anna, che ha organizzato la sua vita per costruirsi
una inutile barriera difensiva. La fine del suo rapporto con il suo compagno la
trasformerà in una stalker. Chiunque può precipitare nell’ossessione quando
fallisce il proprio progetto di vita, specie sentimentale. A fare da quinta
teatrale l’invadenza dei social network che penetrano nella vita quotidiana
disturbando, distruggendo, avvelenando.
Super
Premio di Elena Stancanelli è La chiave a
stella, di Primo Levi (Premio Strega 1979).
Ogni
edizione dello Strega rinnova una magia. La magia dei ricordi e di quella
bellezza che sempre ammanta il passato. Paola Pitagora ad
apertura di serata ha letto alcune imprescindibili pagine di Maria Bellonci da Come
un racconto gli anni del Premio Strega. Quelle “nove tazzine e le due teiere” che subito ci immergono in un clima di
dolcezza, di nostalgia e che a distanza di settanta anni non sono più soltanto poetica
ma epica e questa grandezza è ribadita dalle parole di Tullio de Mauro.
L’emozione cresce e si trasforma in un
sentimento profondo di affetto e di gratitudine quando si evoca il nome di
Umberto Eco, Premio Strega 1981 con “Il nome della rosa”.
A dire il vero, però,
quest’anno qualcosa è cambiato di quell’incanto sospeso offerto dalla notte
estiva e dalle quinte teatrali del ninfeo di Villa Giulia, il luogo storico del
Premio. Certo la sala Sinopoli è molto più ampia e può ospitare fino a 1200
persone, ma era palpabile nel pubblico una sorta di smarrimento al quale Francesco Piccolo, vincitore del Premio
Strega 21014 con Il desiderio di essere
come tutti (Einaudi) ha dato voce: “Riportate lo Strega al Ninfeo di Villa
Giulia. Lo Strega è il Ninfeo di
Villa Giulia. Stasera è un’edizione speciale, la Sala Sinopoli è bella, ma basta!”.
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